211 050

211050_1

211050_2

Gli automotori del gruppo 211 FS vennero forniti alle FS nel 1948/49 in numero di 55 unità, comprese fra i numeri d’ordine 025 – 079. In origine classificati come FS 5025 – 5079, rappresentavano all’epoca la maggiore evoluzione del concetto costruttivo della famosa ditta Antonio Badoni Lecco (ABL), che fornì centinaia di automotori sia a FS che a decine di industrie private e a vari corpi dell’Esercito e della Marina italiani.

Secondo la classificazione costruttiva della Badoni, il modello dei 211 è il V NE, caratterizzato dallo schema costruttivo mutuato dalla Breuer tedesca: un carrello a due assi con ruote di piccolo diametro e una stretta cabina centrale. In Italia il soprannome di questi mezzi era “sogliole” e i 211 non scamparono a questa usanza, venendo soprannominati “soglioloni”, per le loro dimensioni appena più generose.

Il motore FIAT 366/45 trasmetteva il moto agli assi tramite catene, con un rapporto di trasmissione 1/5,18. La velocità massima era ovviamente molto modesta – solo 41 km/h – ma la potenza di 83 kW era bastante allo scopo per cui questi mezzi furono così diffusi: la manovra di piccole partite di carri o lo spostamento di carrozze nei parchi di ricovero. Anche questi mezzi – come gli automotori dei gruppi precedenti (da 206 a 208 e 210) – erano in origine dotati di un dispositivo per l’aumento dell’aderenza, tramite un martinetto idraulico posizionato al centro di ogni testata del telaio. In questo modo, ad un comando prestabilito, il cilindro del martinetto si rialzava e si appoggiava sostenendone il peso sulla traversa del primo carro accoppiato. In questo modo il peso del carro poteva in parte partecipare ad aumentare quello della loco che avrebbe potuto così disporre di maggior aderenza allo spunto. Nel corso degli anni questi dispositivi sono stati rimossi.

Il 211.050 è nato nel 1949 e destinato da subito alle manovre nella stazione di Cesena. I movimenti successivi fra impianti non sono noti. Da metà anni ’70 è assegnato al deposito di Milano Smistamento, dove era regolarmente impiegato per muovere le locomotive elettriche destinate all’officina, tramite il ponte trasbordatore. A tutto il 1987 era ancora attivo per questo scopo. Per facilitare le manovre, anche senza gancio serrato, i piatti dei respingenti vennero modificati aumentandone la superficie. Questi respingenti “sproporzionati” sono ancora oggi in opera. Accantonato a fine anni ’80, è rimasto parcheggiato nel fascio “campagna” del deposito, poi al coperto nella rimessa diesel, poi sul piazzale dell’officina.

Il 211.050 è rimasto in questo limbo probabilmente grazie anche ad un senso di affezione dei manovratori e ferrovieri del deposito. Mentre già nel 1988/89 decine e decine di mezzi simili venivano mandati alla demolizione, il nostro sogliolone dormiva abbastanza tranquillo, con un ben altro destino rispetto ad un altro 211 la cui cabina ha per anni svettato in cima al tetto di un magazzino nel cortile dell’officina, come un soprammobile.

Nel corso degli anni – grazie alla costante sensibilizzazione ad opera di pochi appassionati sui ferrovieri dell’impianto – la possibiltà di rivedere questo mezzo nuovamente attivo si è sempre percepita nell’aria, ma mai nulla di concrteo si era realizzato. Il momento della svolta è arrivato poco dopo la riuscita manifestazione del 2006. Per questo evento si era riusciti a recuperare un automotore più piccolo ma della stessa riuscitissima famiglia della Badoni giacente da almeno 20 anni su un raccordo presso Codogno (ABL 4526, 1946). Con molte precauzioni e molte ore di lavoro, questo mezzo è stato smontato e caricato su un carro pianale che in un paio di giorni è arrivato al deposito. Le maestranze dell’officina diesel lo hanno riassemblato e ne hanno controllato il motore e gli organi meccanici. Dopo pochi giorni di lavoro questa piccola “sogliola” ha riacceso il motore! In fretta e furia venne riverniciato e presentato in esposizione sulla rotonda durante le giornate “Porte Aperte”.

Terminato questo evento, si pensava di poterlo già usare per i vecchi compiti di manovra in officina. Ma ad un esame più attento si è rintracciata una modifica del telaio che avrebbe assolutamente impedito un regolare e faticoso esercizio. Poco più in là, in officina, il 211.050 stava ad osservare la scena. Si scelse di smontare il motore del mezzo di Codogno – praticamente quasi nuovo – e di installarlo sul 211.050. Questo infatti era già semismontato con l’intento di una revisione storico-conservativa, ma presentava problemi complicati ai cilindri del motore originale.

Il motore della sogliola ha fornito nuova vita al sogliolone! E’ stato montato, controllato ed acceso al primo colpo! Successivamente è stato revisionato il cambio, mentre gli assi sono stati spediti ad una ditta esterna per una ritornitura completa.

Nel mentre è stato riverniciato dai volontari del Gruppo Livree Storiche – ora confluiti nell’Associazione, internamente ed esternamente. La cabina è attualmente nientemeno che quella che sovrastava il tetto del magazzino, in condizioni molto migliori rispetto alla originale, che è stata nel frattempo demolita.

Rimontate le nuove sale, attualmente il 211 attende gli ultimi lavori sul motore, la corsa prova e gli ultimi ritocchi.